“Riteniamo che le società asiatiche giocheranno un ruolo di importanza sempre maggiore, nell’ambito dei portafogli degli investitori. È impossibile realizzare una transizione energetica senza l’Asia, dove l’inquinamento industriale ha costretto i governi a intervenire”. Lo scrive Ken Akinfewe, head of Asia Sovereign Debt, in un intervento sulla rivista online lamiafinanza.
“Negli ultimi dieci anni – prosegue – i forti investimenti hanno fatto abbassare significativamente il costo della tecnologia. Già nel 2015, in India l’energia solare era diventata più economica dell’energia da centrali a carbone, il che ha consentito di investire ampiamente in energie rinnovabili. La Cina, in particolare, dove il settore fortemente inquinante della manifattura deve accogliere le nuove fonti energetiche per ripulire l’intera catena di fornitura, vuole fare per l’idrogeno verde ciò che ha già fatto per la tecnologia solare e alcune tecnologie per turbine eoliche”.
“E a questo proposito siamo ottimisti, perché l’unico modo per risolvere alcuni dei problemi che il mondo sta affrontando è che paesi come la Cina facciano dei progressi ad alto impatto. Nel breve termine, dunque, alcune soluzioni che oggi appaiono come inflazionistiche, potrebbero essere disinflazionistiche in futuro. Ad esempio, i veicoli elettrici sono più cari, rispetto a quelli con motore a combustione interna. Il comparto dei veicoli elettrici, tuttavia, è quello che registra i prezzi relativi maggiormente in discesa; ciò è vero anche per un’ampia gamma di tecnologie rinnovabili, come gli asset fotovoltaici”.

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