Anche grazie al raddoppio del Canale di Suez, la Cina è sempre più vicina all’area di mercato e di scambio marittimo del Mediterraneo. Da fabbrica del mondo a motore del commercio globale, sono massicci investimenti nei porti e nelle infrastrutture logistiche realizzati dal governo di Pechino, pronto ad attivare nei prossimi anni oltre mille miliardi di dollari per realizzare e rafforzare opere marittime, stradali, aeroportuali e ferroviarie.
Il Mediterraneo diventa sempre più un canale di congiunzione tra Far East e mercati occidentali. Di questo si è parlato al convegno di Srm che si è svolto oggi, 21 giugno, nella Sala delle assemblee al Banco di Napoli. Una occasione per tratteggiare scenari e geomappe della “Italian Maritime Economy”, con la nuova Via della seta divenuta una irrinunciabile opportunità per l’Italia e per i porti del Mezzogiorno.
Riassumiamo qui di seguito pensieri, parole, numeri scaturiti dalla giornata di presentazione del Rapporto, prodotto mediante l’utilizzo di una metodologia di ricerca innovativa centrato su un database di nuova creazione, con una serie storica comprendente circa 800.000 dati di posizioni navali che indicano, attraverso geo-rilevazioni, gli spostamenti di oltre 800 navi portacontainer di media e grande dimensione che navigano intorno al globo terrestre.

L’EVENTO
L’incontro è stato aperto da Maurizio Barracco, presidente del Banco di Napoli, e Paolo Scudieri, presidente di SRM. E’ seguito l’intervento del Ministro per la Coesione territoriale e il Mezzogiorno, Claudio De Vincenti, dal titolo Il Mezzogiorno protagonista nel Mediterraneo.
I risultati del Rapporto sono stati illustrati da Massimo Deandreis, direttore generale di SRM, e Alessandro Panaro, responsabile dell’Area di Ricerca Maritime & Mediterranean Economy di SRM. E’ seguita una tavola rotonda in cui discuteranno di questi temi: Zeno D’Agostino, presidente Assoporti; Ferdinando Nelli Feroci, presidente IAI; Francesco Profumo, presidente Compagnia di San Paolo; Pietro Spirito, presidente Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Centrale; Giuseppe Tripoli, segretario generale Unioncamere. Ha moderato Alessandro Barbano, direttore de “Il Mattino”.

I NUMERI

• Nel mondo, il trasporto marittimo supera per la prima volta 10 miliardi di tonnellate
o il Mediterraneo rappresenta il 20%.
o Al 2030 secondo le previsioni saranno 17 miliardi.
• Il raddoppio di Suez inizia a registrare crescite a doppia cifra:
o +10,6% le tonn. transitate nei primi 5 mesi 2017 sul 2016.
• Dal 2012 ad oggi la presenza di portacontainer nel Mediterraneo è
o cresciuta di oltre il 21%.
• In Italia l’import-export via mare ha raggiunto
o 217 miliardi (+120% sul ‘97)
o con una crescita media annua del 4,3% ben al di sopra del tasso di crescita dell’economia.
o Nel 1997 era pari a 98 miliardi.
• In Italia oltre un terzo dell’interscambio commerciale si realizza via mare:
o il 37%
• Le imprese del Mezzogiorno che realizzano del loro import/export via mare sono:
• il 61%; per un totale di 45 miliardi di euro
• I porti del Sud Italia in termini di traffico rappresentano:
o il 45-50% del totale nazionale.

LE PAROLE
Maurizio Barracco, presidente Banco di Napoli
“Il Banco di Napoli ha sempre creduto che il futuro del Mezzogiorno passasse dal Mediterraneo. Lo diciamo da anni e da anni siamo impegnati in modo coerente su questo percorso, anche con importanti investimenti bancari in alcuni di questi paesi, come quelli del Gruppo Intesa Sanpaolo in Egitto su AlexBank. In Italia, sostenendo le imprese che esportano e gli imprenditori che investono. Ora lo scenario che emerge, ancor più chiaramente in questo nuovo Rapporto di SRM, ci fa vedere un Mediterraneo sempre più dinamico e centrale nelle rotte globali. L’Italia è nel mezzo e il Mezzogiorno ha una posizione di vantaggio. Ma la geografia non basta e i competitors non mancano. Occorre maggiore consapevolezza della posta in gioco e un impegno serio per non perdere le opportunità che emergono. Noi del Banco di Napoli siamo pronti a fare la nostra parte”.

Paolo Scudieri, presidente SRM:
“SRM con questo Rapporto mostra che l’Italia deve ormai acquisire consapevolezza che sulla filiera mare-portualità-logistica si gioca la grande partita dell’efficienza dell’industria italiana che via mare importa materie prime ed esporta manifattura e agroalimentare. Il Mezzogiorno non è quella parte del Paese senza industria e senza capacità produttiva che spesso viene descritta. Oltre alle eccellenze c’è un tessuto di imprese, certo meno denso che nel Nord, ma comunque capace di produrre 27 miliardi di valore aggiunto manifatturiero all’anno. Più di quanto produca la Finlandia o la Norvegia. Questo tessuto imprenditoriale ha bisogno di un sistema logistico portuale efficiente e ben agganciato alle rotte e alle dinamiche del commercio mondiale”.

Massimo Deandreis, direttore generale SRM:
“Quest’anno abbiamo arricchito il Rapporto con un’innovativa metodologia di geo-rilevazione elaborando oltre 800.000 dati di posizioni navali negli ultimi 5 anni. Emergono ancor più chiaramente i segni di una accresciuta centralità del Mediterraneo nel contesto geo-economico mondiale e il rafforzamento della rotta Sud Mediterraneo/Suez/Golfo/Cina. Di questo fenomeno l’Italia tutta può beneficiare fortemente. I porti del Nord, Genova e Trieste, come gate per l’accesso alla parte centrale dell’Europa. Quelli del Sud Italia, tanto sulla dorsale tirrenica che su quella adriatica, come terminali a servizio dell’intero sistema industriale italiano. Ma occorre investire urgentemente sui collegamenti ferrovia-porti, sull’intermodalità e su una logistica portuale più efficiente. È su questi aspetti che si gioca la vera partita, anche per il futuro del Mezzogiorno.”

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