In un intervento pubblicato sul quotidiano Corriere del Mezzogiorno l’ex ministro per la Coesione Sociale e il Sud, Claudio De Vincenti, prospetta un’inversione di tendenza nella distribuzione delle risorse tra Nord e Sud. “Il Nord sottrae risorse al Sud o il Sud usufruisce di trasferimenti dal Nord? In altri termini, lo Stato italiano svolge la funzione perequativa prevista dalla Costituzione? – sono le domande che si pone nell’articolo – Il confronto di queste settimane tra la Svimez e l’Osservatorio sui conti pubblici dell’Università Cattolica è l’occasione per fare chiarezza. La risposta, come vedremo, è inequivocabile: il bilancio pubblico trasferisce risorse dalle aree forti alle aree deboli come accade in ogni Paese che fa politiche di coesione. Il problema è se quel trasferimento, dal punto di vista quantitativo e qualitativo, è in grado di ridurre il divario tra Mezzogiorno e Centro-Nord. Non entro qui nel merito delle diverse metodologie statistiche adottate rispettivamente dai Conti pubblici territoriali dell’Agenzia della coesione (Cpt), cui fa riferimento la Svimez, e dai conti regionalizzati della Banca d’Italia basati sui dati Istat, cui fa riferimento l’Osservatorio. In ogni caso, anche sulla base dei Cpt emerge con chiarezza il trasferimento di risorse dalle aree più ricche a quelle più povere del Paese”. L’economista ricorda che “il Governo Gentiloni aveva introdotto la clausola del 34% (in proporzione cioè alla popolazione) per la spesa nazionale, proprio per garantire un utilizzo aggiuntivo e non sostitutivo dei fondi di coesione. Tre allora le priorità per il Mezzogiorno: curare il cattivo uso delle risorse, applicare fin dalla Legge di bilancio che è in corso di stesura la regola del 34%, spendere in modo efficiente ed efficace le risorse europee”.

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