Prosegue anche nel 2022 la crescita economica della Campania, con un Pil in aumento del 3,5%, a fronte del 3,7% della media nazionale. Un incremento che consente alla regione di recuperare i livelli del 2019. E’ quanto emerge dal rapporto annuale della Banca d’Italia sull’economia della Campania, presentato nella sede di Napoli il 21 giugno. Il dato relativo alla ripresa acquisisce ancora più valore se si considerano le incertezze legate alla guerra in Ucraina, l’aumento dei costi energetici e dei beni alimentari e le difficoltà nell’approvvigionamento dei materiali, queste ultime riscontrate per larga parte del 2022. La crescita, particolarmente sostenuta nella prima metà dell’anno, prosegue a ritmi contenuti nel secondo semestre, ma le aspettative per il 2023 restano comunque complessivamente positive.

Riparte l’economia
“Le imprese ci rappresentano ancora un fatturato in crescita”, spiega la direttrice della sede di Napoli della Banca d’Italia, Marina Avallone, “mentre sono più caute per quello che riguarda gli investimenti”. La crescita interessa, in maniera trasversale, tutti i comparti produttivi. A trainare la ripresa è il settore dei servizi, che ha beneficiato della fine delle restrizioni legate alla pandemia. In prima linea anche il turismo, in particolare per la componente straniera, che ha superato di oltre la metà il livello di presenze del 2021. L’altro settore in cui la crescita si consolida è quello delle costruzioni, grazie agli incentivi statali per le ristrutturazioni edilizie. A causa delle criticità nella cessione dei crediti d’imposta, nell’ultimo trimestre del 2022 c’è, però, un rallentamento. La manifattura si mantiene sui livelli del 2021, con una decelerazione degli investimenti dovuto alle prospettive incerte, all’aumento del costo del credito e all’incremento del prezzo di acquisto di beni e servizi intermedi, stimato intorno al 15%. Continua a correre l’export, in aumento del 29,4% in valore (20% in Italia e 28,8% nel Mezzogiorno) e del 10,8% in termini quantitativi. L’espansione è generalizzata, ma i contributi più rilevanti sono arrivati dall’alimentare, dal farmaceutico, dall’automotive e dai metalli.

 

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