Riportiamo di seguito l’articolo a firma Nando Santonastaso pubblicato nell’edizione del Mattino del 15 aprile 2020. Il servizio è incentrato sui risultati dell’ultimo Rapporto della Fondazione Ugo La Malfa. 

II Sud che trema per il timore di non riuscire a contenere adeguatamente il contagio da Covid-19 è anche la macroarea che potrebbe subirne i danni minori, almeno sul piano economico. «È protetto dalla sua debolezza, dalla presenza di poche industrie sul territorio, ad esempio: per questo, le conseguenze permanenti che l’epidemia lascerà in aree come Lombardia o Veneto, le più colpite dal virus ma anche le più importanti per il Pil del Paese, potrebbero essere minori nel Mezzogiorno, pur restando non trascurabili», ragiona l’economista Giorgio La Malfa che proprio in questi giorni ha dato alla luce il Rapporto 2019, il nono della serie, sulle imprese industriali del Mezzogiorno di medie e grandi dimensioni. Curato dalla Fondazione Ugo La Malfa, di cui Giorgio è presidente, redatto in collaborazione con l’Area Studi di Mediobanca e forte della supervisione di un Comitato scientifico di alto profilo (da Fulvio Coltorti a Pietro Craveri, Carlo Dominici, Adriano Gianola, Paolo Savona e Massimo Lo Cicero), il Rapporto non ha ovviamente potuto tener conto dell’emergenza scatenatasi anche in Italia ormai da due mesi e dei suoi effetti economici a medio e lungo termine. Ma la proposta di fondo che da esso emerge può aiutare a guardare oltre l’epidemia indicando una strada per il rilancio del Mezzogiorno tutt’altro che poco realistica. La Fondazione lancia infatti l’idea di un Fondo di investimento, a maggioranza privata ma con una forte presenza pubblica (Cassa Depositi e Prestiti, ad esempio), con due soli campi di intervento: la spesa per infrastnitture, destinata alla creazione o al rafforzamento di nuove aree industriali da individuare in ogni regione del Sud; e il sostegno al capitale delle imprese che intendono insediarsi in queste aree, o che vi operino già, sotto forma di aumenti o di altre, analoghe modalità. Lo schema di riferimento è, appunto, il ritomo ai poli industriali e la loro valorizzazione attraverso le medie industrie le cui performances al Sud, come rivela il Rapporto, sono ormai analoghe a quelle del Settentrione in cui peraltro questa tipologia di impresa è assai più diffusa. «Servirebbe – dice Giorgio La Malfa – un’apposita legislazione per individuare in ogni regione del Mezzogiorno un’area o al massimo due e destinarle allo sviluppo di un comprensorio di medie imprese industriali. Aree attrezzate, cioiè, in modo da essere strettamente collegate con strade, ferrovie, aeroporti ma anche con le infrastructure informatiche, le università e così via. Un modello che si collega alle Zes e alla loro potenziale spinte di sviluppo: incorporare queste ultime, magari approfittando della nomina dei commissari previsti per ogni Zes come deciso dal ministro Provenzano e dal governo, potrebbe essere un’occasione da non perdere».

LE PROSPETTIVE
Naturalmente molto dipenderà da come anche il Sud uscirà dall’epidemia e da come si gestirà la ripresa. «Anche perché il problema non sarà solo l’Italia ma tutta l’Europa», dice con il consueto realismo Marco Zigon, patron del Gruppo Getra e presidente della Fondazione Matching Energies di Napoli, partner della Fondazione Ugo La Malfa. E aggiunge: «II calo del Pil nazionale ed europeo sarà inevitabile. Noi, ad esempio, stiamo cercando di mantenere il budget 2020 compensando nel secondo semestre le perdite del primo ma sappiamo che non sarà facile. Di sicuro ciò che resta del Pii meridionale va salvaguardato a ogni costo e ben vengano dunque anche le interessanti proposte della Fondazione La Malfa». Ma ad una condizione, avverte l’industriale insediatosi con le sue aziende nel Casertano: «Che le cose annunciate e decise si facciano: l’idea di replicare il modello delle Zes è ottima in chiave industriale ma intanto di queste Zone economiche speciali non abbiamo ancora visto nulla dopo 4 anni. Non sappiamo, cioè, nemmeno se e come potrebbero essere migliorate. E questo fa male, specie qui dove le imprese eccellenti non mancano ma restano solitàrie, vittime di sistemi inefficienti a ogni livello, a partire dalla burocrazia. L’emergenza sanitaria ed economica di questo tempo deve insegnarci a cambiare passo, senza più indecisioni: fare sistema ora è un dovere».

 

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