Il presidente della Fondazione Matching Energies, Marco Zigon, anticipa i temi della Fase 2 dell’emergenza da Covid-19 con un intervento pubblicato nell’edizione del 1° maggio del Sole 24 Ore. Ecco il testo integrale.

Sono passati poco più di due mesi da quando il contagio da Covid 19 ha travalicato i confini asiatici e ha investito il Continente europeo, quindi l’intero pianeta, aggredendo per primo il nostro Paese. In poche settimane è cambiata la geografia economica globale. La pandemia ci ha resi consapevoli che il fattore propulsivo della globalizzazione – la capacità di accorciare le distanze negli scambi di merci e persone – si è manifestato nella rapidità di propagazione del contagio con effetto se possibile ancora più pervasivo.
È venuta così in evidenza una “vulnerabilità” di sistema di cui non avevamo compiuta percezione. Il che impone una riflessione sulla necessità di far fronte adeguatamente alle criticità che mettono a rischio la sicurezza globale. Anche quelle il cui impatto sembra di medio-lungo periodo, quali i cambiamenti climatici che incidono sulla sostenibilità ambientale e che finora abbiamo avuto la presunzione di poter rinviare alle generazioni future.
Occorre giungere a un “governo mondiale delle emergenze” nella consapevolezza che l’interesse generale vince sugli interessi particolari e che la condivisione di intenti rappresenta un vantaggio per tutti. Eventi come questa pandemia possono e devono rappresentare uno stimolo per accelerare lungo questo percorso.
L’ Europa è entrata in azione in ritardo e in maniera disunita, quando il contagio è dilagato per primo in Italia, anche se poi ha recuperato mostrando una buona volontà che dovrà tradursi in fatti. Oggi tutti i Paesi del nostro continente devono affrontare le delicate fasi poste dall’emergenza provando a reagire nel difficile equilibrio tra il contenimento del rischio contagio e la ripresa del sistema economico entrato in una pericolosa recessione.
L’avvio di una politica economica europea condivisa – a sostegno di tutti i Paesi – sta avendo una lunga gestazione perché non è ancora pienamente maturata la consapevolezza che l’unica opzione possibile è la condivisione dei problemi e delle soluzioni. È anche una questione di fiducia. Ciascun Paese dovrà guadagnarsi quella degli altri.
Adesso si tratta di mettere a frutto gli sforzi dell’Italia in seno all’Unione e dare vita alle misure individuate per affrontare e superare questa crisi.
Mi riferisco alle risorse messe in campo dalla B.C.E, al nuovo impianto del MES che se privo di condizionalità rappresenta una cospicua risorsa per tutti i necessari investimenti nella filiera della sanità ed infine al Recovery fund che se attivato in tempi stretti (questo è il vero tema) può essere il giusto compromesso per sostenere la ripresa di tutti i Paesi europei.
In ultimo ma non è per ultimo vi è la sospensione del Patto di Stabilità che a mio avviso dovrà essere definitivamente superato per lasciare spazio a un massiccio piano di investimenti in infrastrutture sovranazionali e nazionali a cominciare dai 1.000 miliardi previsti per il Green New Deal.
Veniamo adesso al nostro Paese e alla tanto dibattuta fase 2 che dovrebbe segnare il punto di inizio di una graduale ripresa. In questo percorso lungo ed articolato bisogna avere ben chiare alcune cose:
– la salute dei cittadini è certamente la principale priorità ma dobbiamo tener presente che in questa circostanza non esistono soluzioni e percorsi a rischio zero;
– l’urgente ripartenza delle imprese e del lavoro, i motori propulsivi della nostra economia, con il rilancio della domanda pubblica intanto che riprende quella privata;
– la consapevolezza che sino a oggi, nonostante la pandemia e il lockdown, le imprese hanno continuato a sostenere il Sistema Paese contribuendo alla sua tenuta sociale.
Come? Onorando i propri impegni verso lo Stato, anticipando il pagamento della CIG ai propri dipendenti, mantenendo attive tutte le risorse possibili in smart working.
A questo punto è lecito chiedere che lo Stato faccia la propria parte e che le azioni annunciate dal governo a sostegno dei cittadini e delle imprese inizino a dispiegare i loro effetti prima che sia troppo tardi.
I tempi assolutamente straordinari che stiamo vivendo esigono risposte immediate.
In sintesi, è il momento di una grande assunzione di responsabilità:
– da parte dei cittadini che devono continuare a dare prova di comportamenti virtuosi, fondamentali in questa delicata fase di transizione;
– da parte delle imprese e dei sistemi economici in generale che devono fare ogni sforzo per sostenere la ripresa riprogettando il loro modo di operare;
– da parte del governo – soprattutto – che con il supporto delle competenze necessarie deve prendere senza tentennamenti decisioni appropriate, mettere in campo le azioni conseguenti, garantire ai cittadini e al sistema economico il rigoroso rispetto degli impegni assunti.

Condividi su